Da Capua a Caserta, un viaggio breve nella Campania Felix

Le rovine dell'anfiteatro nell'antica Capua

Per gli antichi era la Campania Felix, terra fra tutte fecondissima. Dai Campi Flegrei alle pendici del Vesuvio, passando per il Monte Massico, era un brulicare di vita e di attività che solo la fine dell’età romana oscurò. Già allora era Napoli, Neapolis, uno dei centri maggiori di questo scorcio di Mezzogiorno. Ma intorno a lei, sorsero o crebbero altri centri che nella Storia antica ebbero fama e privilegi. Se passeggerete fra le rovine della vecchia Capua ve ne accorgerete subito.

Nell’Italia dei secoli più remoti Capua era una delle città più estese, seconda soltanto a Roma, tanto da meritarsi il nomignolo di altera Roma (la seconda Roma). Non a caso, il suo anfiteatro era il più grande del mondo antico dopo il Colosseo – in questa arena il gladiatore Spartaco iniziò la rivolta contro l’Impero romano. Della grande struttura potete ancora vedere la cava, l’arena e gli ambulacri. Più in là spunta l’Arco di Adriano, ideale ingresso alla città sulla Via Appia. Se volete approfondire la storia della Capua antica, vi consigliamo una visita approfondita al Museo Campano, ospitato nel Palazzo Antignano di Capua, al civico 68 di Via Roma – da martedì a sabato, 9-13-30; domenica, 9-13; martedì e giovedì anche 15-18. Al museo appartengono una ricca collezione di reperti archeologici – fra le principali attrazioni, le Matres Matutae -, sculture, quadri e una biblioteca con manoscritti dal Cinque all’Ottocento.

Appena a nord rispetto a Santa Maria Capua Vetere troverete Sant’Angelo in Formis. La piccola frazione è suddivisa in tre rioni. Nel più antico, a monte rispetto agli altri due, sorge l’Abbazia benedettina in stile bizantino, dedicata a San Michele Arcangelo, sorta sul sito di un antico tempio della Diana Tifatina e preceduta da una terrazza panoramica affacciata su Capua. L’Abbazia è un piccolo ma importante gioiello dell’architettura e dell’arte romanica, ignota ai più. Perché visitarla? Senza dubbio per i suoi affreschi, risalenti all’XI secolo e composti a partire da alcune scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento – è uno dei più grandi cicli pittorici di quel periodo.

Sant’Angelo in Formis è un piccolo ma prezioso museo a cielo aperto. Poco distante dall’Abbazia troverete il cimitero garibaldino, monumento dedicato ai caduti dell’impresa dell’Eroe dei Due Mondi periti durante l’assedio di Capua e nella Battaglia del Volturno del 1860. Al Settecento appartiene invece una delle dimore più rinomate della zona. Circondata da un parco di dieci ettari con decorazioni floreali provenienti da ogni angolo del mondo, Tenuta San Domenico fu a lungo la residenza delle famiglie della nobiltà borbonica, prima di trasformarsi in un caratteristico relais con otto camere, comfort di prestigio e arredi classici. Ideale per un weekend romantico o per un viaggio fra le meraviglie della provincia di Caserta.

Meraviglie, per l’appunto. La Reggia di Caserta, nei desideri del re di Napoli Carlo III, doveva reggere il confronto con Versailles. L’opera, l’ultima del Barocco italiano, riuscì. Basta salire lo scalone reale a doppia rampa e dare uno sguardo a qualcuna fra le 1.200 stanze e appartamenti per assaporare lo sfarzo dei Borbone. Se poi non siete stanchi di stupirvi, uscite e passeggiate nell’immenso parco reale alle spalle del palazzo. Siamo certi che ne rimarrete incantati.

L'Arco di Adriano sulla Via AppiaUn affresco nell'Abbazia di Sant'Angelo in FormisTenuta San DomenicoLo scalone reale della Reggia di Caserta

15 novembre 2013  |  categoria: Regalati Emozioni

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