Archivio categoria “Itinerari nelle Dimore”

Viaggiare in Trentino, dall’arte rinascimentale ai capolavori delle Dolomiti

Scorcio sulle Alpi del Trentino

Il Trentino è sempre una meta attuale del turismo nazionale e internazionale. Sarà per la sua storia di regione al confine tra le culture mediterranea e mitteleuropea. O per il suo immenso patrimonio di capolavori della natura – quasi un quinto del territorio regionale è incluso in aree e parchi di tutela ambientale. Senza dimenticare l’arte, che a Trento è ben rappresentata e conservata in una serie di musei che nulla hanno da invidiare a quelli delle più celebrate città d’arte d’Italia.

Racchiusa fra l’abbraccio discreto delle Alpi, il capoluogo trentino propone a tutti i suoi ospiti un ricco programma di visite a carattere culturale. La città trabocca di musei e opere d’arte. Opere come il grandioso Castello del Buonconsiglio, antica residenza dei principi-vescovi e maggiore complesso monumentale di tutta la regione. L’itinerario a Trento non può dirsi completo senza aver visto il Museo Tridentino di Scienze Naturali e l’arte moderna e contemporanea del MART, ospitato nei saloni cinquecenteschi di Palazzo delle Albere.

Il cuore della città è un piccolo capolavoro d’arte medievale e rinascimentale: la fontana del Nettuno affianca la Cattedrale di San Vigilio. Tutt’attorno, le vie più antiche del centro storico, i palazzi della nobiltà trentina dalle facciate affrescate, le chiese del Concilio, le piccole boutique per lo shopping e la degustazione di prodotti tipici. Sono due le Dimore D’Epoca in città tra cui scegliere per il proprio soggiorno. Affacciato su piazza del Duomo e la fontana del Nettuno, l’Hotel Aquila d’Oro è un garnì ispirato alla filosofia dell’easy living, intimo e accogliente, con una serie di camere dedicate ai personaggi e ai simboli più conosciuti di Trento.

Se alla città preferite il verde dei suoi immediati dintorni, allora la vostra scelta potrà ricadere su Relais Villa Madruzzo, residenza storica immersa in un grande parco di abeti rossi; nelle sue camere tanto relax; nel suo ristorante, tutti i sapori del Trentino e un menu à la carte con i classici della cucina nazionale e internazionale.

Se pensate che il Trentino sia finito qui, avrete modo di ricredervi. Madonna di Campiglio è di gran lunga la località più mondana della regione, scelta nell’Ottocento dalla principessa Sissi d’Austria quale meta prediletta per i suoi soggiorni. Oltre cento negozi vi aspettano nel centro del paese. Ma il meglio lo troverete sui suoi 150 chilometri di piste tra i boschi del Parco Naturale Adamello Brenta.

All’ombra delle Dolomiti, potete regalarvi un soggiorno in un vero maso alpino del Seicento. A Relais & Gourmet Maso Doss sarete coccolati dal calore di un ambiente curato e familiare. La dimora è un piccolo gioiello di charme: scoprite la sua stube, luogo prediletto per assaporare la vera cucina trentina.

Da Madonna di Campiglio e dalla Val Rendena basta meno di mezz’ora d’auto per raggiungere la Val di Sole, altra meta turistica scelta ogni anno da migliaia di appassionati della montagna. La Val di Sole ospita il comprensorio sciistico più grande di tutto il Trentino, circondato dalle vette immacolate delle Dolomiti di Brenta, dei gruppi dell’Adamello-Presanella e dell’Ortles-Cevedale.

Tanto sci, natura e il relax delle terme di Pejo. In Val di Sole non manca proprio nulla, nemmeno una Dimora D’Epoca di classe, stile ed eleganza. A Corte dei Toldi troverete i profumi del larice e dei prodotti tipici trentini serviti nel ristorante-enoteca dell’hotel. Le sue sei stanze vi racconteranno di quanto può essere piacevole una lunga vacanza in Trentino.

Fontana del Nettuno a Trento    L’Enrosadira sulle Alpi trentine    Neve in Val di Sole    Madonna di Campiglio

Aquila d’Oro  - Suite Ferrari    Relais Villa Madruzzo - Suite    Relais & Gourmet Maso Doss    Corte dei Toldi - Suite Leonardo

10 gennaio 2012  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »

Il Natale più romantico fra calli e campielli

Natale a Venezia

Tutti la conoscono per il suo Carnevale. Ma Venezia è bella sempre. Anche a Natale la Laguna può offrire tanti spunti per una romantica vacanza tra calli e campielli, magari in cerca di un’idea regalo originale da mettere sotto l’Albero. Tra i tanti eventi in programma all’ombra del campanile di San Marco, i due maggiori si terranno a Campo Santo Stefano e sull’Isola di Murano. Il primo è uno dei campi più grandi di tutta la città. Lo trovate nel Sestiere di San Marco, a pochi passi dal Ponte dell’Accademia. Nella bella stagione, questo spazio diventa un immenso parco giochi per i bambini veneziani. In inverno, invece, arriva il Natale in Laguna, un appuntamento ormai entrato nella tradizione della Serenissima, quest’anno in programma dal 29 novembre al 23 dicembre.

Natale in Laguna sarà un contenitore di eventi, dai concerti agli spettacoli d’intrattenimento, con un ricco ventaglio di attività riservate ai piccoli visitatori. E poi gli immancabili regali delle Feste nel tipico mercatino di Natale, dai manufatti tipici dell’artigianato veneziano alle specialità gastronomiche delle regioni vicine e lontane, un trionfo di profumi e di colori che vi lascerà a bocca aperta.

Da Campo Santo Stefano ci spostiamo in battello fino all’Isola di Murano. Dici Murano e pensi subito al vetro. Il Natale di Vetro è l’evento con cui la piccola isola e i suoi maestri artigiani augureranno buone Feste a tutti i turisti. Dal 5 al 28 dicembre l’isola accoglierà i suoi ospiti con installazioni in vetro realizzate dai maggiori artisti locali. Inoltre, potrete visitare le fornaci e il Museo del Vetro a Palazzo Giustinian, oltre a conoscere da vicino i segreti che si nascondono dietro alle creazioni artistiche di Murano. Sull’isola si terranno laboratori e dimostrazioni per grandi e piccini, esposizioni di opere d’arte e sculture nei luoghi più suggestivi. A Murano non vi sarà certo difficile trovare il regalo prezioso ed elegante che andate cercando: basta una passeggiata tra le botteghe dei mastri vetrai per trovare gioielli e autentici pezzi d’autore tutti realizzati in vetro.

Se a Venezia volete trascorre un romanticissimo weekend, non avrete che l’imbarazzo della scelta. Nel cuore della città, vi consigliamo Duodo Palace Hotel, un 4 stelle di notevole charme ospitato in un’elegante residenza signorile del Seicento, nei pressi del Teatro La Fenice. Un consiglio? Chiedete una delle camere o suite affacciate sul rio e sui tetti di Venezia. Lusso e atmosfere contemporanee a Ruzzini Palace, palazzo nobile del Settecento nel centro storico. Su un suo lato, le gondole che solcano le acque del rio del Paradiso, che potrete scorgere da una delle suite dell’hotel. In posizione tranquilla, a pochi minuti da Piazzale Roma, troverete l’Hotel Tiziano, antica casa del Quattrocento, dalle cui camere potrete bearvi della vista su Calle Riello e sul Canale delle Fondamenta delle Terse. Al suo interno, stile veneziano, moderni servizi, calore e familiarità.

Venezia ha certo il suo fascino, ma avete mai provato ad esplorare il suo entroterra e la Riviera del Brenta in particolare? Nella campagna tra Venezia e Padova faticherete a contare tutte le ville storiche, un tempo dimore delle più grandi famiglie del patriziato marciano. Villa Alberti si trova a Dolo, a meno di trenta chilometri da Venezia e a poco più di venti da Padova. Un grande parco la circonda e la protegge in un tenero abbraccio verde. La villa risale al Settecento: i suoi ambienti interni sono intimi e accoglienti, arredati in stile classico, perfetti per soddisfare le esigenze del viaggiatore contemporaneo, dalle coppie romantiche alle famiglie.

A circa mezz’ora d’auto da Venezia incontrerete invece Villa Bastia, nel centro storico di Mirano, fulgido esempio di dimora campestre del Seicento veneziano. In posizione tranquilla, immersa nella natura della campagna, la sua formula bed & breakfast è l’ideale per trascorrere una vacanza alla scoperta delle più incantevoli città d’arte venete, da  Padova a Treviso.

Vista suggestiva su Venezia    Albero di Natale in vetro    Vetro di Murano    Duodo Palace Hotel - Venezia

Ruzzini Palace - Venezia    Hotel Tiziano - Venezia    Villa Alberti - Dolo     Villa Bastia - Mirano

29 novembre 2011  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »

Törggelen, il rito dell’andar per masi in Alto Adige, tra sapori, arte e leggende

Alto Adige in autunno

Se capitate in Alto Adige verso la fine dell’autunno, non dimenticate di partecipare ad una delle ricorrenze più tipiche di questa terra. Avete mai sentito parlare del Törggelen? Ormai si tratta di una vera e propria tendenza del turismo autunnale in Alto Adige.

Anticamente era uso che i contadini sudtirolesi si ritrovassero nella Stube – lo spazio caratteristico a metà via tra la sala da pranzo e la cantina -, subito dopo la pigiatura dell’uva,  per assaggiare il vino novello e il mosto appena fatto, qui chiamato Suser. Non a caso, la parola Törggelen nasce proprio dal latino torquere, ossia “torcere”, “spremere”. Un tempo, l’invito era rivolto soltanto ai parenti più prossimi, tutt’al più veniva esteso ai vicini di casa. Nei secoli, la tradizione ha però mutato volto e usanze, fino a divenire un vero e proprio rito del turismo autunnale.

Oggi si va di maso in maso per gustare il vino nuovo insieme ai piatti tipici di stagione. Ma prima del piacere, è usanza compiere una passeggiata nella natura, tra i castagni colorati, i vigneti e i masi dell’Alto Adige. Poi si entra nella calda stube in legno e si assaggiano le pietanze tipiche della tradizione contadina: lo speck affumicato accompagnato con il pane nero, gli immancabili würstel con crauti, le minestre di orzo e di castagne, i canederli e i dolcissimi Krapfen, ripieni di marmellata di albicocche, di castagne o di papavero.

Il Törggelen è diffuso soprattutto a nord di Bolzano, nella Val d’Isarco, e nei dintorni di Merano. In Val d’Isarco potete percorrere il Sentiero del Castagno, un lungo itinerario segnalato immerso nei colori caldi dell’autunno, popolato di boschi e castagneti, che da Castel Roncolo arriva fino a Varna, nei pressi di Bressanone, passando dall’altopiano del Renon.

Castel Roncolo è il maniero bolzanino situato all’ingresso della Val Sarentina, su una ripida rupe di porfido. Il castello è romantico e fiabesco come pochi altri in Alto Adige. Nella sua casa estiva è custodito il più grande ciclo di affreschi profani mai realizzato nel Medioevo, una narrazione figurata della vita dei cavalieri e dell’amor cortese.

Sulla via per Bressanone troviamo Chiusa, piccolo paese dal fascino incredibile, incluso nel club dei Borghi più Belli d’Italia. Dominata dalla rocca di Sabiona, antico monastero benedettino su un alto sperone roccioso, in posizione strategia per il controllo del passaggio nella valle, Chiusa è nota anche come la “cittadina di Dürer”; il borgo accolse il maestro tedesco durante il suo primo viaggio in Italia, sul finire del Quattrocento. Il suo centro storico si divide fra la Città Alta e la Città Bassa. Percorrendo le loro vie si resta meravigliati dalle facciate merlate dei bei palazzi signorili, dagli ampi bovindi e dagli stemmi delle locande con cucina tipica.

Oltre che nei luoghi d’arte, lungo il Sentiero del Castagno ci si può imbattere anche in leggende e storie di streghe, maghi e spiriti. A Velturno, tra Chiusa e Bressanone, per esempio, si possono vedere ancora oggi due sedie delle streghe. Ma in paese sono vive anche le storie del Keschtnmandl, uno gnomo tanto piccolo che poteva stare in un riccio di castagna, e del Weimermandl, letteralmente “omino delle viti”: questo gnomo, per l’appunto, viveva fra i vigneti proteggendoli dai ladri, assaliva i bambini disobbedienti e gl’inservienti disonesti.

Esiste un Sentiero del Castagno anche nei dintorni di Merano, nei pressi di Foiana. Si tratta di un itinerario didattico, perfetto per trascorrere una giornata intera all’aria aperta, immersi in una natura sconfinata. Passeggiare nei boschi e fra le vigne e poi cenare in una tipica osteria contadina è un’esperienza da provare assolutamente, almeno una volta nella propria vita.

Nel periodo del Törggelen sentirete spesso due parole: Buschenschänke, pronunciato Buscenscènche, e Hofschänke, pronunciato Hofscènche. Entrambe indicano le osterie contadine aperte nel periodo autunnale. Ma c’è una differenza fra le due. La prima, Buschenschänke, contraddistingue i locali nelle zone vitivinicole: la loro licenza consente solo la produzione e la mescita di vino proprio, perciò il gestore è viticoltore, cantiniere e pure oste. Al contrario, agli Hofschänke è consentito di servire vino altoatesino di diversa produzione, insieme ai piatti tipici della cucina sudtirolese.

Il Törggelen vi aspetta sino alla fine dell’autunno in Alto Adige, insieme ai nostri hotel di charme più esclusivi: cinque residenze d’epoca a Merano, sull’altopiano del Renon e in Val Pusteria. Voi quale scegliete?

Sentiero del Castagno in Val d’Isarco    Castagne e vino rosso dell’Alto Adige    Castel Roncolo in Val Sarentina    Panorama di Chiusa in Val d’Isarco

Vitigni nei pressi di Merano    Prodotti tipici dell’Alto Adige    Masi e vitigni in Alto Adige    Stube tipica sudtirolese - Hotel Adler (Villabassa - Bolzano)

10 novembre 2011  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »

Il Mercatino di Natale di Bolzano: vivere le Feste a misura di bambino

Mercatino di Natale di Bolzano in Piazza Walther

Ancora pochi giorni e si accenderanno le luci dei Mercatini di Natale dell’Alto Adige. Siete pronti? Tanti prodotti artigianali, idee regalo e tradizioni gastronomiche. La nascita dei Mercatini di Natale risale al Trecento, quando era d’uso acquistare tutto quel che occorreva per la casa e per il desco nelle fiere cittadine, la più importante delle quali era proprio quella che cadeva sotto l’Avvento. Oggi i Mercatini di Natale sono dei grandi appuntamenti folcloristici, con centinaia di idee regalo, stand gastronomici, musiche, suoni e colori. Tra i più famosi di tutta Europa, i Mercatini di Natale dell’Alto Adige apriranno i battenti tra venerdì 25 e sabato 26 novembre.

A Bolzano l’inaugurazione si terrà giovedì 24 novembre, alle 17, nella splendida cornice di Piazza Walther. Circa 80 espositori presenteranno nelle tipiche casette di legno addobbate a festa i prodotti dell’artigianato altoatesino, dagli oggetti in vetro a quelli in legno, dai capi in loden alle decorazioni per l’albero, accompagnati dai sapori tipici dello strudel, dello speck, dello zelten e dell’immancabile vin brulé. In Piazza della Parrocchia, proprio davanti al Duomo e a pochi passi da Piazza Walther, vi consigliamo di soffermarvi davanti alla facciata della casa natale dell’astronomo Max Valier: le sue 24 finestre diventeranno un grande calendario dell’Avvento, illuminato da una selva di luci e lucette.

Da Piazza Walther vi consigliamo di addentrarvi nelle vie del centro storico, camminare sotto i suoi romantici portici, immergervi nella dolce atmosfera delle Feste, fino a Piazza delle Erbe, con il suo mercato di prodotti alimentari, dal lunedì al sabato mattina.

Se capitate a Bolzano con i vostri piccoli, ricordatevi della novità 2011 ideata dal Mercatino di Natale: da quest’anno, in Piazza della Mostra e nella via omonima, ci saranno tanti stand ad altezza bambino; in questi spazi dedicati, con l’assistenza degli animatori, i vostri figli potranno divertirsi preparando biscotti, decorazioni e confezioni natalizie. Ma per i bambini le sorprese non finiscono qui. Venerdì 25 novembre si terrà la Lunga Notte dei Musei: otto musei cittadini saranno aperti gratuitamente fino all’una di notte, con un ricco programma di mostre ed eventi organizzati per tutti i piccoli visitatori.

Nel cortile interno di Palazzo Campofranco, dal 26 novembre al 23 dicembre, ci sarà invece il Bosco Incantato, uno spazio pieno di musica, colori che ospiterà alcuni espositori e tanti alberi di Natale decorati. Ogni giorno, poi, i bambini potranno divertirsi con un giro in carrozza, con la giostra musicale e gli spettacoli di marionette.

Tutto questo non vi basta? Volete un Mercatino di Natale ancor più originale? Bene, allora provate a salire sull’altopiano del Renon, subito sopra a Bolzano. Dal 26 novembre al 18 dicembre troverete un Mercatino di Natale molto speciale. Saranno i piccoli vagoni del trenino del Renon ad illuminarsi per le Feste e a ospitare gli espositori, i colori, le note e i profumi del Natale altoatesino. Giovedì 8 dicembre non dimenticate l’appuntamento con l’Avvento alpino alla stazione di Collalbo: tanta musica, le specialità dell’altopiano e le creazioni più originali dell’artigianato locale. Potete arrivare sull’altopiano del Renon con la funivia che parte dal centro di Bolzano oppure con lo storico trenino, che dal capoluogo arriva fino a Soprabolzano.

Se poi decidete di soggiornare proprio sull’altopiano del Renon, Dimore D’Epoca vi propone due esclusivi hotel di charme. A Collalbo, in una residenza signorile fondata ben ottocento anni fa, troverete l’Hotel Ansitz Kematen: dalle finestre delle sue camere in stile tirolese, potrete ammirare lo spettacolo delle Dolomiti innevate; nel suo ristorante, con stube tipica, troverete tutto il gusto della tradizione sudtirolese abbinata ai sapori della cucina mediterranea e internazionale.

A Soprabolzano vi aspetta invece il Parkhotel Holzner, una delle prime strutture aderenti al gruppo degli “hotel per famiglie dell’Alto Adige”. Per i bambini non manca nulla, dalle più originali attività ricreative ai lettini nelle stanze, dalla biblioteca al cinema, fino alle due piscine nel centro benessere riservate ai piccoli ospiti. Il wellness sarà un piacere anche per i più grandi: saune, massaggi terapeutici, bagno turco, idromassaggio e due piscine, una interna e una esterna, unita da una chiusa, per nuotare davanti all’immenso panorama delle Dolomiti e del Massiccio dello Sciliar.

Sull’altopiano si scia per tutto l’inverno. L’area del Corno del Renon, la vetta più panoramica di tutte le Alpi, offre 15 chilometri di ampie piste di facile e media difficoltà, una moderna cabinovia e due sciovie. Tutto quel che serve per una divertente vacanza in famiglia sulla neve.

Addobbi e decorazioni natalizie tradizionali    Calendario dell’Avvento sulla casa natale di Max Valier    Strudel, il dolce tipico altoatesino    Renon con lo Sciliar sullo sfondo

Hotel Ansitz Kematen - Camera    Hotel Ansitz Kematen - Ristorante    Parkhotel Holzner in inverno    Parkhotel Holzner - Camera doppia Liberty

9 novembre 2011  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »

I Castelli del Ducato di Parma e Piacenza / 2: i grandi castelli del Parmense e i prodotti tipici della Food Valley

Castello di Torrechiara

Il nostro viaggio fra i Castelli del Ducato continua nella provincia di Parma. Entriamo nel regno dell’arte e della gastronomia. Il nome di Parma è conosciuto in tutto il mondo grazie a prodotti tipici di assoluto valore, quali il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto crudo, il Culatello di Zibello, il Salame di Felino e la Spalla Cotta di San Secondo. Ogni paese ha la sua specialità. E il suo castello, intorno al quale, a partire dall’Alto Medioevo si raccolse la vita sociale del borgo.

Anche per questa tappa nel Parmense, il nostro itinerario parte dalle falde dell’Appennino, per ridiscendere man mano fra i colli, fino alla pianura bagnata dal Po. La prima tappa riserva già un incontro fra i più affascinanti di tutta la provincia. A circa sessanta chilometri a sud ovest di Parma, su uno sperone di diaspro rosso, nella valle in cui confluiscono i torrenti Ceno e Noveglia, sorge la Fortezza di Bardi. Intatta da ormai mille anni, conserva ancora oggi il fiero aspetto di inespugnabile roccaforte. La Fortezza appartenne per oltre quattro secoli alla famiglia dei Landi, per poi divenire, a partire dal Cinquecento, un’elegante dimora patrizia.

Se volete visitare la Fortezza di Bardi, sappiate che il suo periodo di apertura va da marzo a novembre; per gli altri mesi o per visite guidate, occorre prenotare. Come tutti i castelli che si rispettano, la Fortezza di Bardi ha il suo fantasma e molti tra i valligiani giurano di averlo visto aggirarsi nelle sale e lungo le mura merlate del forte; il suo nome sarebbe Moroello, comandante delle guardie del castello nel Quattrocento: la sua amata, credendolo morto, si precipitò da una rupe nei pressi della fortezza e Moroello, trafitto dal dolore, la seguì nella sua sventurata fine.

Da Bardi possiamo seguire il crinale dell’Appennino verso est, attraversare il centro di Pellegrino Parmense e raggiungere Salsomaggiore Terme, rinomata località per la cura e il benessere di corpo e anima. A pochi chilometri da Salsomaggiore sorge il Castello di Scipione, fatto erigere nell’Alto Medioevo dai marchesi Pallavicino, per molti secoli la più potente famiglia di tutte le terre comprese fra l’Appennino e il Po. Ancora oggi, la dimora è abitata dai discendenti di quella nobile stirpe. Nel corso della sua storia, il Castello di Scipione ha conosciuto numerosi adattamenti, passando da severa struttura difensiva a residenza signorile di estrema eleganza: il loggiato e il grande portale d’accesso al cortile d’Onore realizzati nel Seicento precedono i soffitti a cassettoni, gli affreschi e le decorazioni originali delle sale interne. Sempre ai marchesi Pallavicino appartenne un’altra splendida dimora immersa fra i colli parmensi. L’Antico Borgo di Tabiano Castello oggi è un relais di charme dall’atmosfera raffinata. Le sue camere e le suite sono ospitate nella residenza padronale e nella torre di guardia della fortezza. Ma l’incanto di questa dimora non finisce qui: nella grotta naturale troverete un centro benessere all’avanguardia per servizi proposti, mentre lungo la strada maestra del piccolo borgo, nella Locanda di Posta, avrete la possibilità di assaporare le pietanze tipiche della cucina parmigiana.

I profili ondulati delle colline ci accompagnano verso la nostra prossima tappa. Varchiamo le acque del fiume Taro e procediamo verso Langhirano, la capitale del Prosciutto crudo più dolce del mondo. A pochi chilometri dal paese ecco il Castello di Torrechiara, su un colle della Val Parma; è, con tutta probabilità, la più maestosa e imponente costruzione difensiva di tutto l’antico Ducato. Tre cerchie di mura e quattro torre angolari proteggono il corpo centrale della residenza signorile quattrocentesca. Al suo interno, la Camera d’Oro, stupefacente sala affrescata nata per celebrare l’amore tra Pier Maria Rossi e Bianca Pellegrini.

A meno di venti chilometri da Torrechiara, non potete perdervi Parma, città d’arte colta e gaudente come poche altre in Italia. Visitatela a partire dal suo cuore più antico, dal Duomo e dal Battistero in marmo rosa, uniti insieme in uno degli scenari urbani medioevali meglio conservati in Italia. Accanto a questi due gioielli dell’arte troverete Palazzo Dalla Rosa Prati. Inconfondibile nella sua bella facciata color mattone, nel lusso raffinato dei suoi appartamenti e delle sue suite finemente arredate, questa residenza d’epoca vi stupirà per comfort, arredi e scorci panoramici sulla città. Verso la Bassa Parmense, quella parte del territorio a nord di Parma che scende dolcemente verso il Grande Fiume, gl’incontri sono ancora tanti.

Ad una manciata di chilometri dalla petite capitale ecco la Reggia di Colorno, l’antica residenza del Duca e della Duchessa di Parma. Avete presente Versailles? Colorno non è certo da meno: oltre quattrocento sale, corti e cortili, gli appartamenti del Duca e della Duchessa e un giardino alla francese, tutti visitabili in ogni periodo dell’anno.

Da Colorno potete raggiungere con facilità gli altri paesi della provincia. Fontanellato, grazioso borgo medioevale raccolto attorno alla sua Rocca. San Secondo con la Rocca dei Rossi. Roccabianca e il suo quattrocentesco Castello. Soragna e la Rocca Meli Lupi. Per una sosta golosa in un autentico tempio del gusto potete scegliere il relais Antica Corte Pallavicina e il suo ristorante stellato Michelin. Un consiglio gourmet? Provate il Culatello di produzione propria, maturato nelle stesse cantine in cui riposano i salumi del Principe Carlo d’Inghilterra. Non ci resta che augurarvi buon viaggio (e buon appetito).

Fortezza di Bardi    Castello di Scipione    Antico Borgo di Tabiano Castello    Palazzo Dalla Rosa Prati, il Battistero e la torre del Duomo di Parma

Reggia di Colorno    Il borgo di Fontanellato con la Rocca    Antica Corte Pallavicina    Rocca Meli Lupi a Soragna

19 ottobre 2011  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »

I Castelli del Ducato di Parma e Piacenza / 1: un itinerario esclusivo fra i Colli Piacentini e i Borghi più Belli d’Italia

Il borgo di Castell’Arquato con la Rocca Viscontea

Un tempo era il Ducato di Parma e Piacenza. Perduto il titolo, resta un patrimonio di castelli, fortezze e  residenze da far invidia a qualunque altro comprensorio turistico italiano e non. Dalle vette degli Appennini, spruzzate dalla neve in inverno, la terra declina lievemente verso il Po.

Tra le montagne e il fiume, un territorio ondulato di colli lievi e talora più aspri; in questo periodo,sono avvolti dalla prima bruma autunnale, ma niente e nessuno può nascondere il fascino segreto e misterioso dei castelli che qui sono sorti nel corso dei secoli. In posizione strategica, per il controllo di una landa un tempo percorsa dai frenetici scambi commerciali tra il nord e il centro d’Italia, i Castelli del Ducato di Parma e Piacenza raccontano vicende di cappa e spada, di amori tormentati e delle imprese eroiche dei cavalieri e degli uomini d’arme deputati alla difesa dei castelli.

Tra Medioevo ed Età Moderna non ci fu grande famiglia che non ebbe per qualche decennio almeno il possesso di una delle tante fortezze sparse fra le province di Parma e Piacenza. Basta pensare che censimenti recenti hanno stabilito in oltre quattrocento la presenza di castelli e fortificazioni, grandi o piccole che siano, nella sola provincia piacentina. Da ormai diversi anni, l’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza ha riunito in un unico tour turistico le residenze più straordinarie aperte al grande pubblico. E così ci si può inventare una vacanza tutta nuova e sorprendente, lungo un itinerario che si snoda fra arte, Storia e grande gastronomia. Il nostro personale viaggio fra questo patrimonio inestimabile inizia dalla provincia di Piacenza, patria di ottimi vini, arte e buona tavola.

Partiamo da Bobbio, piccolo paese di origini romane adagiato nella media valle del fiume, noto soprattutto per la sua Abbazia di San Colombano – una delle più potenti di tutta Europa nel Medioevo – e per la presenza del Castello Malaspina Dal Verme, due gioielli dell’architettura medioevale che hanno contribuito all’ingresso di Bobbio nel club dei Borghi più Belli d’Italia.

Per questa prima tappa vi proponiamo una sosta al Relais Borgo Colombara, rifugio prediletto da chi desidera concedersi una vacanza di totale relax o una fuga romantica fra i Colli Piacentini; da provare assolutamente la grande SPA – Oriente, profumi esotici e una gamma di trattamenti infinita – e il ristorante di raffinate pietanze ispirate alle eccellenze del territorio.

Poco più a valle, sempre lungo il corso del torrente Trebbia, possiamo raggiungere il borgo fortificato e l’imponente Castello di Rivalta, ancora oggi di proprietà di un ramo della famiglia dei Conti Zanardi Landi. Abbracciato dal verde di un bel parco, frequentato perfino dalla famiglia reale d’Inghilterra, il borgo offre un’ospitalità di classe nella Torre di San Martino, albergo diffuso con eleganti cottage e sontuosi letti a baldacchino.

Proseguiamo ancora verso valle, fino a raggiungere il borgo fortificato di Vigoleno, splendido esempio di impianto castrense ancora perfettamente intatto. Vigoleno, anch’esso fra i Borghi più Belli d’Italia, sorge su uno sperone roccioso, sul crinale che separa la valle del torrente Stirone, confine fra le province di Parma e Piacenza, dal torrente Ongina. Circondati dalle mura merlate dell’antico maniero, potrete vivere il vostro weekend da favola nel Castello di Vigoleno, accogliente residenza dall’atmosfera decisamente lussuosa: letti a baldacchino, arredi di pregio, ristorante gourmet e tanto romanticismo.

Si dice che non ci sia il due senza il tre. Allora spingiamoci fino alle prime alture della Val d’Arda, fino al piccolo affascinante centro medioevale di Castell’Arquato, il terzo Borgo più Bello d’Italia di questo nostro tour. Arroccata sulla sommità dell’altura sotto cui si concentra la maggior parte del paese, ecco spuntare la Rocca Viscontea, eretta a metà del Trecento; dalle sue torri il panorama è semplicemente favoloso. Piccola città d’arte dall’atmosfera squisitamente romantica, Castell’Arquato diede anche i natali al librettista pucciniano Luigi Illica. Arte, musica e lusso discreto rivivono a Casa Illica, graziosa residenza ispirata alla filosofia dei boutique art hotel, ospitata nell’antica dimora in cui nacque l’artista; dalle sue camere è panorama incornicia l’antico borgo e i colli alle sue spalle; al suo interno, l’amore per l’arte e per il design lo ritroviamo anche nelle frequenti mostre dedicate alle opere di artisti affermati ed emergenti del panorama nazionale.

La tappa finale del nostro viaggio fra i castelli del Piacentino ci porta più a nord. Ci lasciamo alle spalle i profili ondulati dei Colli Piacentini e puntiamo con decisione verso il Grande Fiume. A circa trenta chilometri a est di Piacenza, verso il confine con la provincia di Cremona, poco oltre Cortemaggiore, ecco il piccolo abitato di San Pietro in Cerro, famoso per il suo bel castello, un complesso architettonico quattrocentesco circondato da un parco alberato immenso popolato da grandi esemplari secolari. In questo spazio verde troverete la Locanda del Re Guerriero, intima dimora di charme. In questi ambienti, le reminescenze del passato convivono con splendidi pezzi unici dell’arte contemporanea raccolti nel MiM – Museum in Motion, collezione unica visitabile nel sottotetto del maniero. Nelle camere e nelle suite, comfort unici, dettagli di pregio, relax, scorci ameni sulla fortezza e sul parco. Una sosta in uno dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza vi schiude le porte della Storia.

Il Castello Malaspina Dal Verme a Bobbio    Relais Borgo Colombara - Corte interna    Il borgo di Rivalta e Torre di San Martino    Il borgo fortificato di Vigoleno

Castello di Vigoleno - Salone interno    Casa Illica a Castell’Arquato    Castello di San Pietro in Cerro    La Locanda del Re Guerriero - Hall

18 ottobre 2011  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »

La Fiera del Tartufo di Alba e le Langhe, alla scoperta dei prodotti più preziosi della terra

Vitigno nelle Langhe

L’appuntamento si rinnova anno dopo anno. E non c’è crisi che tenga. La Fiera del Tartufo di Alba è come un rito di cui non si può proprio fare a meno. Esistono tante varietà di tartufi, ma quello bianco di Alba li batte tutti. Lo si raccoglie a partire da questo mese e per tutto l’autunno nel Basso Piemonte, nelle storiche regioni del Roero, delle Langhe e del Monferrato. La capitale del tubero più prezioso al mondo è Alba, il centro principale delle Langhe, secondo dopo Cuneo nella Provincia Granda.

Nelle vie del suo bel centro storico medioevale tutto parla del tartufo, specie in questo periodo dell’anno: botteghe e ristoranti fanno a gare ad esporre il tartufo più grande, più profumato o più buono. Al sabato basta scendere dalla Via Maestra fino a Piazza Duomo per trovare il consueto mercato settimanale. Ma è ora che il tartufo sale sul palcoscenico albese per recitare la sua parte di protagonista. La Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba è un evento nell’evento. Quest’anno raggiunge la sua ottantunesima edizione. Un’edizione che ha sempre quale momento centrale il Mercato Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba, ogni sabato e domenica nel Cortile della Maddalena, fino al 13 novembre, con aperture straordinarie il 31 ottobre e il 1° novembre. Se volete concedervi il lusso di acquistare un tubero, questo è il posto giusto: ma siate pronti a qualunque cifra. Basti pensare che negli anni scorsi l’autentico Tartufo Bianco d’Alba poteva toccare quotazioni straordinarie, da quattromila euro al chilo in su, a seconda della qualità e della pezzatura.

Se proprio avete deciso di rovinarvi, l’appuntamento è invece per la seconda domenica di novembre, giorno di chiusura della fiera, quando nel Castello di Grinzane Cavour si terrà l’Asta Mondiale del Tartufo. Tutte le somme raccolte durante questo evento saranno devolute in beneficenza. Da non perdere nemmeno la cerimonia di consegna del Tartufo dell’Anno, il tradizionale riconoscimento che premia con il miglior esemplare di tartufo un personaggio dello spettacolo, della politica o dell’economia. Nato negli anni Trenta del Novecento per intuizione di Giacomo Morra, promotore della Fiera, in passato il Tartufo dell’Anno è andato a Rita Hayworth, Marylin Monroe, Winston Churchill e a Luciano Pavarotti. Se vi accontentate di sapori più semplici, e soprattutto più economici, non dimenticate i tanti mercati dedicati ai prodotti tipici delle Langhe e del Roero, ogni sabato e nelle prime quattro domeniche di ottobre nel centro storico di Alba.

Non è finita qui. Nel weekend lungo da sabato 29 ottobre a martedì 1° novembre, in Piazza Risorgimento, ci sarà l’incontro atteso da tutti i buongustai d’Italia: il Tartufo sposa la Nocciola. I due prodotti più buoni del mondo saranno i protagonisti nel Salotto dei Gusti e dei Profumi di Alba.

Ma chi l’ha detto che Alba vive solo dei suoi tartufi e delle sue nocciole? Nel Basso Piemonte si producono vini di qualità certificata dai marchi DOC e DOCG, quali il Barbera d’Alba, il Dolcetto e il Nebbiolo. I colori, i profumi e i sapori dell’autunno piemontese vi accompagnano lungo le stradine dei colli cinti dai vitigni. Nei pressi di Monforte d’Alba, esiste un luogo speciale dove potrete trascorrere una vacanza tutta dedicata al vino. Il suo nome? Relais DiVino, naturalmente. In questa piccola e raffinata dimora di charme troverete il ristorante Il Dolcetto, con raffinata cucina tipica delle Langhe. La carta dei vini è una vera delizia per intenditori. Buono da bere, ottimo per un trattamento nel centro benessere del relais. La vinoterapia, grazie agli antiossidanti e ai radicali liberi presenti nel vino, favorisce il ringiovanimento e l’idratazione della pelle. Provare per credere.

Nei dintorni di Alba sorge anche l’antico borgo di Cherasco, sede ogni anno di uno dei più importanti mercati dedicati all’antiquariato. Quest’anno l’appuntamento è per il domenica 4 dicembre con l’ottantaduesima edizione del Mercato dell’Antiquariato e del Collezionismo, una serie di oltre cinquecento banchi con oggetti e cimeli d’epoca da lasciare a bocca aperta. Nel centro storico troverete anche il Monastero di Cherasco, l’antico complesso cinquecentesco fondato dai padri Somaschi, trasformato in un elegante hotel 4 stelle, con tanto di ristorante gourmet, Il Marachella, e di enoteca con cucina e sala meeting,  il Monk’refettorio. Le sue suite sono ambienti esclusivi arredate con bei mobili dallo stile classico. Dalle loro finestre, potrete bearvi del panorama delle Langhe e con un po’ di fortuna, se il cielo è terso, potrete scorgere le Alpi del Monviso. Le Langhe e i tartufi attendono soltanto voi.

Il centro storico di Alba    Il tartufo d’Alba    Relais DiVino a Monforte d’Alba    Relais DiVino - Suite Napoleon

Relais DiVino - Ristorante Il Dolcetto    Monastero di Cherasco     Monastero di Cherasco - Suite     Monastero di Cherasco - Ristorante Il Marachella

12 ottobre 2011  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »

Visitare Firenze in 72 ore: le tappe finali del viaggio inedito fra i capolavori dell’arte rinascimentale / 3

Panorama di Firenze da Piazzale Michelangelo

Terzo giorno

Da Palazzo Horne, tappa conclusiva della seconda parte, ci dirigiamo su Ponte alle Grazie per attraversare il fiume e arrivare in Oltrarno. In via dei Renai troviamo il Museo Bardini, dal nome del suo fondatore, Stefano Bardini, il più stimato antiquario italiano tra l’Ottocento e il secolo scorso, che decise di trasformare una serie di palazzi tra loro contigui nella sede della sua attività di antiquario. Bardini donò poi tutto alla città di Firenze, inclusa la sua intera collezione di opere d’arte: pitture, sculture, ceramiche, mobili antichi… In questo insieme eclettico di oggetti preziosi spiccano la Madonna dei Cordai di Donatello, il Martirio di una santa di Tintoretto, oltre a opere del Guercino, del Tiepolo, del Giambologna e di Antonio del Pollaiolo.

Usciti dal Museo Bardini saliamo per le ripide Costa Scarpuccia e Costa San Giorgio, fino a raggiungere il Forte di Belvedere, collocato nel punto più alto della collina di Boboli, dal quale si coglie uno dei panorami più incredibili di tutta Firenze. Il Forte venne realizzato nel tardo Cinquecento sui disegni di Bernardo Buontalenti, con lo scopo di difendere la città dagli assalti esterni. In questi casi, la fortezza poteva essere raggiunta anche da Palazzo Pitti, la residenza principale dei Medici in città, attraverso i giardini di Boboli. All’interno del Forte sorge la Palazzina del Belvedere, antica villa medicea preesistente alle fortificazioni; oggi, la Palazzina è sede della donazione Della Ragione, una collezione di 241 opere che ripercorrono l’intero ciclo dell’arte italiana nel Novecento, dal Futurismo agli anni Sessanta.

Oltre a quella offerta dal Forte di Belvedere, un’altra incantevole vista sulla città potete coglierla dal piazzale della basilica romana di San Miniato al Monte. La si raggiunge percorrendo la passeggiata ombreggiata dai grandi alberi di viale dei Colli. Pochi metri più in giù, verso l’Arno, troviamo piazzale Michelangelo, il più famoso punto turistico per ammirare il panorama di Firenze. Ai piedi del piazzale, poco più sotto, si distende il quartiere di Oltrarno. Non potete lasciare questa parte della città prima di aver visitato la Basilica di Santa Maria del Carmine. Il complesso fu fondato nella seconda metà del Duecento, annesso al convento carmelitano ancora oggi esistente. Santa Maria del Carmine è nota per la Cappella Brancacci e il suo ciclo di affreschi realizzati da Masaccio e da Masolino, ritenuto il primo esempio del nuovo stile rinascimentale nella pittura quattrocentesca. La Cappella scampò miracolosamente all’incendio del 1771 che distrusse quasi tutto il complesso religioso.

Tra le prime colline fiorentine, a soli dieci minuti dal centro storico della città, potete scegliere di rilassarvi nella magnifica tenuta di Relais Villa Il Sasso. La villa trecentesca, dopo un’accurata opera di restauro, ha conservato decorazioni e pregevoli affreschi, soffitti a cassettoni, pavimenti in cotto antico e graniglia e splendidi soffitti a cassettoni. Sette camere, ognuna dedicata ad una famiglia della nobiltà fiorentina, arredate con mobili d’epoca. Di particolare fascino la Suite Ciampolini, tutta affrescata e servita da tre accessi, uno diretto alla piscina del relais. Al suo interno, pavimento in graniglia, un sontuoso letto a baldacchino, soffitto a cassettoni e un camino settecentesco. Pavimento in cotto fiorentino, camino e bagno con decori in marmo di Carrara nella Suite Peruzzi, al secondo piano della villa. Per vacanze da veri signori, la Suite Falchi, composta da due grandi stanze disposte su altrettanti piani, una sontuosa camera matrimoniale e dal bagno con vasca jacuzzi.

Nel grande salone o nella corte interna protetta da cristalli possono essere allestiti su richiesta cene romantiche, meeting di lavoro e raffinati ricevimenti di matrimonio. Nella bella stagione, si possono scegliere anche gli spazi esterni intorno alla piscina e nei due giardini abbelliti da un boschetto e da una cappella privata.

Per visitare Firenze, la dimora vi propone un servizio di guida turistica e l’accompagnamento per lo shopping. Se invece vi piace il golf, non dimenticate che vicino a Relais Villa Il Sasso sorge il prestigioso Florence Golf Club dell’Ugolino, fondato sul finire dell’Ottocento dagli ospiti inglesi di Firenze, indicato dallo scrittore americano Chris Santella come uno dei 50 circuiti più belli al mondo.

L’Arno presso Ponte alle Grazie    Museo Bardini    Fortezza di Belvedere    Cappella Brancacci - Ciclo di affreschi

Relais Villa Il Sasso    Relais Villa Il Sasso - Suite Ciampolini    Relais Villa Il Sasso - Suite Falchi    Relais Villa Il Sasso - Suite Peruzzi

20 settembre 2011  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »

Visitare Firenze in 72 ore: continua il viaggio inedito fra i capolavori dell’arte rinascimentale / 2

Piazza Santa Croce con la Basilica

Secondo giorno

Il nostro tour alla scoperta di Firenze in 72 ore prosegue sempre nel centro storico della città. Da Piazza della Signoria passiamo accanto a Palazzo Vecchio per raggiungere Piazza San Firenze, per poi proseguire tra i borghi che conducono a Piazza Santa Croce. Vista dall’alto, via dei Bentaccordi arriva ad abbracciare con il suo perimetro ellittico Borgo de’ Greci e via dell’Anguillara, a ricalcare la forma esatta di un antico anfiteatro romano.

Borgo de’ Greci e via dell’Anguillara sfociano nel grande spazio aperto di Piazza Santa Croce, chiuso ad est dalla mole della basilica omonima, in stile gotico, progettata nell’ultimo scorcio del XIII secolo da Arnolfo di Cambio. La Basilica di Santa Croce è conosciuta come il Tempio dell’Itale glorie: la chiesa, una delle più antiche dell’ordine francescano, ha accolto nei secoli numerose sepolture di illustri personaggi. Come un pantheon romano, qui si trovano le tombe, tra i tanti, di Galileo Galilei, Vittorio Alfieri, Ugo Foscolo, Michelangelo Buonarroti, Niccolò Machiavelli e Guglielmo Marconi. Al suo interno, la basilica custodisce sommi capolavori dell’arte trecentesca, fra cui alcune cappelle decorate da Giotto, altari e pulpiti del Quattrocento realizzati dai più famosi artisti fiorentini dell’epoca.

Di notevole fascino la Cappella dei Pazzi, incastonata nel primo dei due chiostri della basilica: si tratta di una cappella di famiglia, commissionata da Andrea de’ Pazzi nel primo Quattrocento all’architetto Filippo Brunelleschi. L’opera rappresenta uno dei massimi capolavori dell’arte rinascimentale, composto da un rigoroso e armonico assetto geometrico. La Cappella dei Pazzi fa parte del grande complesso conventuale della basilica francescana: questa comprende il Refettorio trecentesco, l’ambiente che dopo l’alluvione del 1966 ha accolto il Crocifisso del Cimabue, una delle opere-chiave dell’artista fiorentino.

Lasciata la Basilica di Santa Croce ci avviciniamo di qualche passo ancora all’Arno. Bastano pochi metri per raggiungere Palazzo Horne, già Palazzo Corsi. Il nome attuale discende dallo storico dell’arte inglese Herbert Percy Horne, che nel 1911 decise di acquistare il palazzo fiorentino per custodirvi la sua inestimabile collezione di opere d’arte rinascimentali. Dipinti, disegni, sculture del Museo Horne ricreano l’atmosfera di un’autentica dimora rinascimentale, arredata con capolavori  compresi tra il Due e il Seicento. La collezione Horne comprende, fra i tanti, il polittico di Santo Stefano realizzato da Giotto, forse il pezzo più pregiato di tutta la raccolta, oltre ad altre pitture e sculture del Masaccio, del Giambologna e di Simone Martini.

Per vivere appieno il fascino di una delle città d’arte più straordinarie al mondo, non basta un semplice albergo. Ci vuole un hotel di charme all’altezza dei più grandi capolavori rinascimentali. Noi vi suggeriamo l’Hotel Il Guelfo Bianco, una dimora speciale nel cuore del centro storico fiorentino, a poche decine di metri da Piazza Duomo e dai maggiori monumenti cittadini. Appena varcate le porte dell’hotel, la sensazione sarà quella di sentirsi “a casa”. L’atmosfera è cordiale e rilassante. Sarete accolti dalla gentilezza del personale e da una pregevole collezione di opere d’arte contemporanea collocate negli ambienti quattrocenteschi della residenza.

Troverete le stesse sensazioni nelle 40 stanze dell’hotel, tutte ampie e luminose, differenti l’una dall’altra per arredi e architettura. Al loro interno, oggetti d’antiquariato, mobili di antica foggia, stoffe artigianali, dipinti realizzati da artisti contemporanei, scelti con passione e competenza dagli stessi proprietari dell’albergo. Perfino i bagni riservano la sorpresa della ceramica dipinta a mano dai maestri decorati bassanesi. Da ogni camera potete ammirare una vista diversa, sulla centralissima via Cavour, sui tetti di Firenze o sui giardini interni dell’hotel. Per il vostro weekend romantico chiedete la camera con la veduta sulla cupola del Duomo: vi lascerà senza fiato.

Accanto all’Hotel Il Guelfo Bianco, Il Desco è un caffè-bistrot dall’atmosfera calda e simpatica, come nel più genuino spirito fiorentino. In questo locale si assaggiano solo pietanze sane, realizzate con ingredienti di qualità superiore, come i prodotti biologici provenienti dai poderi di famiglia. Per i celiaci, Il Desco offre un menu completo senza glutine. Colazioni, break, spuntini, pranzi, una selezione di piatti “al coltello” e abbinamenti indovinati con le più grandi etichette toscane – Chianti Classico e Brunello di Montalcino in testa. Nel pomeriggio, dopo una visita ai musei e alle boutique del centro, vale la pena ritornare per assaggiare almeno uno dei tanti dolci freschi fatti in casa, insieme a un tè o a un infuso. D’altra parte, senza un po’ di dolcezza, che vacanze sarebbe?

Appuntamento alla prossima settimana per la terza e ultima parte del nostro itinerario a Firenze in 72 ore.

La Basilica di Santa Croce vista dall’alto    Basilica di Santa Croce - Chiostro    Basilica di San Croce - Interno della Cappella dei Pazzi    Museo Horne - Saletta rinascimentale

Hotel Il Guelfo Bianco - Camera    Hotel Il Guelfo Bianco - Camera    Hotel Il Guelfo Bianco - Parte della collezione di opere dell’arte contemporanea    Bistrot Il Desco - Interno

15 settembre 2011  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »

Visitare Firenze in 72 ore: un viaggio inedito fra i capolavori dell’arte rinascimentale / 1

Panorama di Firenze

Chi non conosce Firenze? Se ci siete stati almeno una volta, potreste aver sempre voglia di tornarci. Ma se desiderate scoprire un’altra Firenze, quella meno conosciuta e che farete fatica a trovare sulla classica guida turistica, possiamo darvi qualche suggerimento. Una cosa è certa: a Firenze non mancano certo le cose da vedere. Tutto sta nel saper scegliere cosa vedere. Se programmate un weekend lungo a Firenze, ecco l’itinerario che vi condurrà alla scoperta della città in 72 ore.

Primo giorno

L’inizio del nostro tour può apparire scontato, perché si parte dal cuorerinascimentale del centro storico, Piazza Duomo. Sul retro della piazza, è possibile visitare il Museo dell’Opera del Duomo: dalla fine dell’Ottocento espone tutte le opere d’arte che per ovvi motivi di conservazione sono state rimosse dall’esterno della Cattedrale, del Battistero e del Campanile di Giotto. Nel museo è possibile ammirare opere d’arte dei maggiori artisti rinascimentali: le sculture realizzate per la facciata della Cattedrale di Arnolfo di Cambio, il mitico artista del Trecento originario di Colle Val d’Elsa; le Cantorie di Donatello e di Luca della Robbia; i pannelli della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti; la Maddalena lignea, sempre di Donatello. Al patrimonio artistico del Duomo di Firenze appartennero pure la Pietà di Michelangelo e l’Altare di San Giovanni, opera dell’oreficeria fiorentina del Quattrocento realizzata per il Battistero.

Lasciamo Piazza Duomo e i suoi tesori per seguire via del Proconsolo. Percorsi nemmeno duecento metri in direzione dell’Arno ecco il Palazzo Nonfinito: l’origine del nome è intuibile, poiché si tratta di un’opera incompiuta dell’architetto Bernardo Buontalenti, commissionata nel 1593 da Alessandro di Camillo Strozzi, che volle qui erigere la sua residenza. Intorno a questo Palazzo aleggia una sinistra leggenda ispirata, con tutta probabilità, dai mostri alati presenti nei timpani delle finestre collocate al piano terreno: si disse infatti che lo Strozzi avesse stretto un piatto con il diavolo, il quale maledisse poi l’edificio e ne impedì la fine dei lavori. Superstizioni a parte, oggi il Palazzo Nonfinito ospita la sezione di antropologia ed etnologia del Museo di Storia Naturale, con ben venticinque sale che raccontano delle popolazioni di tutto il mondo, dalle culture africane a quelle indigene dell’Australia e dell’Amazzonia.

Qualche passo ancora su via del Proconsolo ci condurrà davanti al Palazzo del Bargello. L’edificio risale al Duecento e fu sede del Capitano del Popolo, il rappresentante cittadino della borghesia contrapposta alla nobiltà nell’età comunale. In epoca medicea, il Palazzo divenne la sede del Bargello, ossia del capo delle guardie incaricate dell’ordine pubblico cittadino. Per quasi tre secoli, dal Cinquecento all’Ottocento, venne adibito a carcere e a luogo di esecuzioni. Perdute queste funzioni, a partire dal XIX secolo il Palazzo fu restaurato e trasformato in museo. Al suo interno sono custodite soprattutto le sculture del Rinascimento fiorentino.

Al piano terreno s’incontra subito la Sala del Cinquecento decorata da un affresco di Giotto; in questo spazio hanno trovato collocazione numerose opere di Michelangelo Buonarroti, tra cui il Bacco, il Tondo Pitti e il David-Apollo. Sempre in questa sala si trovano opere del Giambologna, di Benvenuto Cellini e di Bartolomeo Ammannati. La Sala del Quattrocento è dedicata invece in gran parte alle opere di Donatello, fra le quali il San Giorgio e il David, insieme a capolavori del Brunelleschi e del Ghiberti – sono loro i due Sacrifici di Isacco realizzati per il concorso indetto per la seconda porta del Battistero di San Giovanni.

Una brevissima deviazione da via del Proconsolo per Piazza San Firenze, via della Condotta e via dei Magazzini ci porta in Piazza della Signoria, altro immenso capolavoro dell’arte rinascimentale. Palazzo Vecchio, la Torre di Arnolfo, la Loggia della Signoria, la Fontana del Nettuno e il David di Michelangelo: in pochi metri quadrati sono raccolte alcune delle più straordinarie opere d’arte mai realizzate dalla mano dell’uomo. Per cogliere una vista d’insieme esclusiva della Piazza e dei suoi capolavori, potete varcare le soglie di Palazzo Uguccioni, elegante residenza cinquecentesca adibita a dimora di charme per le vostre vacanze a Firenze. Il quinto e ultimo piano di Palazzo Uguccioni, servito da un comodo ascensore, ospita cinque appartamenti, uno più affascinante dell’altro. Le tre grandi finestre dell’Appartamento Panorama offrono viste splendide su Palazzo Vecchio, sul Duomo, sul Palazzo del Bargello e sulla Chiesa della Badia. All’interno, pavimenti e travi a soffitto in legno antico, arredi in stile fiorentino, atmosfere dense di charme. L’appartamento ha una camera matrimoniale a soppalco, angolo cottura, zona pranzo, divano letto matrimoniale e area conversazione. Ricavata in un’altana del palazzo, la Camera con Vista è un altro appartamento semplicemente straordinario: le vedute su Palazzo Vecchio e sul Duomo valgono da sole il prezzo del soggiorno. L’atmosfera è romantica e suadente: letto a baldacchino, arredi di pregio, un alto soffitto a capriate e splendide vetrate avvolte dalle forme cinquecentesche dell’edificio. La Camera con Vista è la scelta preferita dalle coppie in cerca di romanticismo, ma all’occorrenza, grazie ai suoi quattro posti letto, potete sceglierla anche per un soggiorno in famiglia.

A domani per la seconda parte dell’itinerario a Firenze in 72 ore.

Il Duomo con il Campanile di Giotto    Palazzo del Bargello     Il David di Donatello nel Museo del Bargello    Piazza della Signoria - Fontana del Nettuno e Palazzo Uguccioni sullo sfondo

Palazzo Uguccioni - Appartamento Panorama    Palazzo Uguccioni - Appartamento Panorama - Camera matrimoniale a soppalco    Palazzo Uguccioni - Camera con Vista    Palazzo Uguccioni - Camera con Vista - Colazione

14 settembre 2011  |  categoria: Itinerari nelle Dimore  |  leggi tutto »